OGGETTO: LEGGE 231 – SISTEMI DI SICUREZZA SUL LAVORO – BANDO ISI INAIL 2016

 

Nella genesi storica della normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti a seguito della commissione di un illecito, il principio guida è la sollecitazione a condotte eticamente corrette da parte dei soggetti collettivi, sanzionando quelli che non agiscono secondo legalità.

 

I soggetti collettivi si caratterizzano per la presenza di più persone che operano ed agiscono per un obiettivo comune e con differenziate responsabilità funzionali, la cui volontà si manifesta attraverso le azioni poste in essere dall’organo di governo del medesimo soggetto collettivo.

 

Per agire conformemente alla legge, evitando così di incorrere in sanzioni pecuniarie e/o interdittive, l’ente collettivo deve adottare tutte le misure di prevenzione necessarie per contrastare le possibili condotte costituenti reato, instillando in coloro che operano al suo interno o in suo nome e per conto i concetti di legalità nei comportamenti e di rispetto delle norme.

 

Il progressivo ampliamento del catalogo dei reati presupposto, l’intervenuta obbligatorietà dei modelli seppur in specifici ambiti, nonché il profilarsi di un preciso orientamento giurisprudenziale inducono a ritenere che, anche se non c’è un vero e proprio obbligo normativo rispetto all’adozione del modello, la sua elaborazione e adeguata implementazione possono costituire in molti casi un dovere proprio degli amministratori in ragione della carica assunta.

In quest’ottica l’adozione dei modelli organizzativi costituisce una precisa scelta di governance: la decisione di identificare il rischio-reato e gestirlo, al fine di ridurre la possibilità che il relativo evento si verifichi, rientra in una politica che deve necessariamente essere definita dai vertici amministrativi dell’ente nel rispetto delle norme che impongono la cura e la vigilanza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile (articoli 2381, quinto comma, e 2403 Codice civile; e, con riferimento alle società quotate, articolo 149 Tuf).

Queste norme incidono evidentemente anche sulla responsabilità dell’ente ex Dlgs n. 231/2001, imponendo agli organi gestori e di controllo quanto meno il dovere di verificare l’esposizione al rischio-reato della società amministrata. Non a caso un crescente orientamento giurisprudenziale tende ad affermare la responsabilità civile degli amministratori per omessa adozione dei cosiddetti modelli 231, ravvisandone i presupposti nella loro inerzia a fronte di uno specifico dovere di attivazione dei medesimi.

 

Il modello organizzativo 231 dovrebbe assolvere alle dette funzioni, non un mero adempimento burocratico ma uno strumento di governance rappresentativo della volontà dell’ente di operare in conformità alle norme.

 

Dunque, se da un lato non è possibile rinvenire nel corpus normativo un vero e proprio obbligo giuridico di adozione del modello organizzativo, dall’altro non si può negare che l’inadempimento dell’obbligo di vigilare sul generale andamento della gestione origina una precisa responsabilità in capo agli amministratori, conseguentemente esposti all’esercizio dell’azione di responsabilità da parte della società per i danni a essa provocati dall’applicazione delle sanzioni ex decreto 231, che oltre agli interessi economici della società vanno a ledere anche quelli di tutti i soci.

 

I vantaggi del modello 

Ci sono vantaggi diretti del modello organizzativo adeguato agli obiettivi aziendali di tutela, ed efficacemente attuato: “ effetto esimente; tutela da altri rischi (inefficienze, rischi operativi); chiarimento responsabilità aziendali; analisi e ottimizzazione processi”. Vantaggi che portano ad esempio effetti su: “immagine aziendale, conservazione patrimonio, tutela know how, rapporti con comunità, frodi interne”.

Senza dimenticare i vantaggi ex D.Lgs. 231/2001 e leggi correlate istituendo un modello organizzativo per la prevenzione dei reati del “catalogo 231”:

– “si ‘assicura’ la azienda contro le ‘ sanzioni 231’;

– si garantisce l’interruzione della catena delle responsabilità penali al livello ‘giusto’”.

 

Inoltre il modello organizzativo può essere utilizzato anche per prevenire:

– “irregolarità rispetto al diritto del lavoro;

– non conformità di prodotto (sicurezza di prodotto);

– frodi (incluse le frodi interne);

– danni al patrimonio aziendale (inclusa la perdita di know how);

– danni all’immagine aziendale”.

 

Ci sono tuttavia anche vantaggi indiretti del modello che derivano dall’identificazione e mappatura, dall’analisi e dall’ottimizzazione e “procedurizzazione” dei processi:

– “riesaminando i processi si scoprono le inefficienze;

– quindi si evidenziano opportunità di miglioramento;

– implementare un modello 231 può risultare simile a implementare un ottimo sistema qualità;

– con l’ulteriore vantaggio di coprire tutti i processi aziendali”.

 

BANDO ISI INAIL 2016:

Da segnalare che gli interventi in materia di sicurezza sul lavoro e di adozione di modelli organizzativi  sono finanziabili, a mezzo Bando ISI INAIL, al quale è possibile accedere presentando apposita domanda dal 1° marzo al 5 maggio 2016.

Trattasi di finanziamenti di “progetti finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

 
Nello specifico, possono accedere agli incentivi Inail:

  1. progetti di investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori;
  2. progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale;
    3. progetti di bonifica da materiali contenenti amianto.

 

Il contributo erogato, in conto capitale, è pari al 65% delle spese sostenute dall’impresa per la realizzazione del progetto, al netto dell’Iva. Il contributo massimo erogabile è pari a 130.000 euro; il contributo minimo ammissibile è pari a 5.000 euro. Per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale non è fissato il limite minimo di contributo.

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