Oggetto: LA MANUTENZIONE DI UN EDIFICIO E’ SOGGETTA A REVERSE CHARGE

 

Recentemente il MEF in risposta ad una specifica Interrogazione parlamentare ha precisato che l’attività consistente nell’effettuazione di un ampliamento di un edificio, rientrante nel codice 43.39.01 (attività non specializzate di lavori edili – muratori) va assoggetta a reverse charge.

Il chiarimento rappresenta un nuovo tassello all’interno della non facile individuazione delle operazioni del settore edile da assoggettare a reverse charge che integra i chiarimenti forniti nel 2015 dall’Agenzia delle Entrate.

 

Come noto la Finanziaria 2015 ha esteso il reverse charge anche alle prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento, relative ad edifici, introducendo all’art. 17, comma 6, DPR n. 633/72 la nuova lett. a-ter).

L’Agenzia delle Entrate dapprima con la Circolare 27.3.2015, n. 14/E  è intervenuta chiarendo gli aspetti critici della nuova fattispecie fornendo, oltre alla definizione di “edificio”, anche una serie di soluzioni orientate a semplificare la valutazione degli operatori circa  il trattamento IVA applicabile.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, al fine di individuare le prestazioni sopra accennate, “in una logica di semplificazione, allo scopo di evitare incertezze interpretative”, va fatto riferimento ai codici attività della Tabella Ateco 2007. In tale contesto, non rileva:

  • il fatto che il prestatore operi nel settore edile, ossia che svolga un’attività ricompresa nella Sezione F della predetta Tabella. Di conseguenza è necessario avere riguardo esclusivamente alla tipologia di prestazione e non anche all’attività esercitata dal prestatore;
  • il rapporto contrattuale stipulato tra le parti e la tipologia di attività esercitata, per cui il reverse charge interessa non solo le prestazioni effettuate nell’ambito di contratti di subappalto,

ma tutte le prestazioni rese nei rapporti tra soggetti passivi IVA, anche nei confronti di un committente che non opera nel settore edile o di un contraente generale.

Merita sottolineare inoltre che la fattispecie di cui alla lett. a) del citato art. 17 “continua … ad applicarsi

solo alle ipotesi di subappalto relativamente alle attività identificate dalla sezione F [della Tabella

Ateco], diverse da quelle di installazione di impianti, demolizione e completamento”. Così, ad esempio:

 

Prestazioni di completamento di un edificio rese nei confronti di un’impresa di costruzioni, in virtù di un contratto d’appalto

Reverse charge di cui alla lett. a-ter) Costruzione di un edificio

Reverse charge di cui alla lett. a) solo per prestazioni in subappalto rese nei confronti dell’appaltatore

Con riguardo alle prestazioni di completamento di edifici, l’Agenzia, nella citata Circolare n. 14/E,

dopo aver evidenziato che detto termine “è utilizzato dal Legislatore in modo atecnico”, ha chiarito che va fatto riferimento ai seguenti codici attività.

 

Completamento di edifici

43.31.00 intonacatura e stuccatura

43.32.01 posa in opera di casseforti, forzieri, porte blindate

43.32.02 posa in opera di infissi, arredi, controsoffitti, pareti mobili e simili

La posa in opera di “arredi” è esclusa dall’applicazione del reverse charge, in quanto non rientra nella nozione di completamento relativo ad edifici.

43.33.00 rivestimento di pavimenti e di muri

43.34.00 tinteggiatura e posa in opera di vetri

43.39.01 attività non specializzate di lavori edili – muratori (limitatamente alle prestazioni afferenti gli edifici)

43.39.09 altri lavori di completamento e di finitura degli edifici n.c.a. “completamento di edifici”

 

Contratto unico con pluralità di prestazioni

Nella citata Circolare n. 14/E, l’Agenzia ha precisato altresì che in presenza di un unico contratto

composto da una pluralità di prestazioni di servizi, soltanto in parte soggette a reverse charge, è

necessario scomporre le operazioni poiché quest’ultimo costituisce la regola prioritaria”,

distinguendo, in fattura, le singole prestazioni soggette a reverse charge dalle altre “in quanto soggette in via autonoma al meccanismo dell’inversione contabile”.

Tuttavia, posta “la complessità delle varie tipologie contrattuali riscontrabili nel settore edile”, l’Agenzia riconosce che “le indicazioni sopra fornite potrebbero risultare di difficile applicazione con riferimento all’ipotesi di un contratto unico di appalto – comprensivo anche di prestazioni soggette a reverse charge ai sensi della lettera a-ter) – avente ad oggetto la costruzione di un edificio ovvero interventi di restauro, di risanamento conservativo e interventi di ristrutturazione edilizia”. In tali ipotesi quindi “anche con riferimento alle prestazioni riconducibili alla lettera a-ter)” trovano applicazione “le regole ordinarie e non il meccanismo del reverse charge”.

 

 

LE OPERE MURARIE DELL’AMPLIAMENTO DI UN EDIFICIO

Nell’ambito della recente Interrogazione parlamentare 10.3.2016, n. 5-08065 è stato evidenziato che:

  • nel codice attività 43.39.01 rientrano gli “altri lavori di costruzione e installazione n.c.a”, indipendentemente dal fatto che l’edificio sia esistente o di nuova costruzione;
  • il predetto codice attività è ricompreso nel gruppo 43.3 denominato “completamento e finitura di edifici”, e va tenuto “distinto dalle attività di cui al codice 41.2 riferito alle attività di «costruzione di edifici residenziali e non residenziali», che riguarda invece la costruzione completa di edifici residenziali o non residenziali eseguiti per conto proprio o per conto terzi e poi venduti”;
  • l’effettuazione di “parti specifiche del processo di costruzione” comporta la classificazione dell’attività nella divisione 43.

Tanto premesso, l’Interrogazione è stata posta al fine di conoscere se è corretto assoggettare a reverse charge di cui alla lett. a-ter) “l’attività dell’impresa che effettua lavori di opere murarie per il committente, nell’ambito di un ampliamento di un edificio”.

Nella risposta il MEF, sentita l’Agenzia delle Entrate, conferma innanzitutto chele attività riconducibili al codice 43.39.01, se riferite ad edifici, vanno assoggettate al reverse charge di cui alla citata lett. a-ter).

Lo stesso MEF sottolinea che:

il codice 41.2 “costruzioni di edifici residenziali e non residenziali” include la costruzione

completa di un edificio eseguita per contro proprio / terzi, oggetto di successiva cessione;

la realizzazione della costruzione, in tutto o in parte, può essere affidata all’esterno. È incluso lo sviluppo di progetti immobiliari con costruzione; l’effettuazione soltanto di una parte specifica del processo di costruzione comporta la classificazione dell’attività all’interno della divisione 43.

Sulla base delle predette considerazioni il MEF conclude affermando che “l’attività dell’impresa che effettua lavori di opere murarie per il committente, nell’ambito di un ampliamento di un edificio, rientrante nel codice attività 43.39.01 «altri lavori di costruzione e installazione n.c.a», se riferita ad edifici, deve essere assoggettata al meccanismo dell’inversione contabile, ai sensi della lettera a-ter) dell’articolo 17, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972”.

che, nell’attuale periodo economico, per “occupare” i propri dipendenti, esegue nei confronti di un

committente soggetto IVA soltanto lavori di muratura all’interno di un intervento edile di ampliamento

deve provvedere a comunicare anche il codice attività 43.39.01?

Considerato che le operazioni in esame ricadono nell’ambito del codice attività 43.39.01 va applicato il reverse charge di cui alla lett. a-ter) e che, come specificato dall’Agenzia delle Entrate nella citata Circolare n. 14/E “qualora il prestatore del servizio svolga sistematicamente attività ricomprese nelle classificazioni ATECO relative alle prestazioni di … completamento relative ad edifici”, l’impresa edile dovrà “procedere all’adeguamento del codice ATECO” tramite i modd. AA7/AA9.

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